Nesta: Non sarò mai un altro Maldini
Sandro Nesta’s interview on gazzetta (12/01/07). Translation will come later.
Non sarò mai un altro Maldini (I will never become another Maldini)
Nesta racconta la sua rinascita, ma evita i paragoni col capitano «Paolo si allena ancora duro. Io oggi sono cosi, tra 5 anni non so»
Basta pensare a quello che succedeva a Alessandro Nesta un anno fa per chiedersi: che cosa gli avranno fatto a Miami? E per sentirsi rispondere con un diffidente: «Perchè?»
Perché da quando è tornato non ha più sbagliato un film, cioè, una partita.
«Ho avuto la fortuna di associare situazioni positive: una clinica specializzata nei problemi alla spalla, un posto che mi piace e mi faceva stare lontano dalle voci e dalle polemiche. Perché neanch’io sono del tutto impermeabile alle chiacchiere, sa? Quando dicono che sei finito, non ci stai bene: inizi a barcollare. Poi stando lì ho recuperato testa e gambe, ho sentito che il fisico rispondeva e mi sono sentito meglio».
Il momento più buio?
«Quando mi hanno detto che dovevo ancora operarmi alla spalla. Venivo dalla delusione del Mondiale che praticamente non avevo potuto giocare e quella è stata un’altra mazzata».
Il segreto della risalita è aver lasciato la Nazionale, pare.
«Certamente poter riposare mi fa bene».
Ha fatto come Maldini: ha lasciato e non ci ha ripensato.
«Rimpiango che il fisico non mi abbia concesso di fare di più, ma veramente non potevo continuare a fare due cose insieme. Mi rompevo sempre a fine stagione, era un segnale».
Ma soffre quando vede giocare gli altri?
«Quando c‘è Italia-Francia e tu stai davanti alla tv passi una brutta serata, ma ripeto, il fisico non mi concedeva di fare di più».
Eppure lei sembra l’erede perfetto di Maldini: anche come modo di fare, come carattere sembrate due gocce d’acqua.
«In una cosa siamo molto diversi: io non avrò la sua longevità».
Perché?
«Perché lui ha qualcosa più degli altri: la testa. Paolo è un osso, non molla niente, gli piace ancora allenarsi, giocare. Io non credo che fra quattro o cinque anni sarò ancora così».
Contento, come dice Ronaldo, di incontrare una Juve pulita?
«Per me non cambia niente. I giocatori erano puliti anche prima, non c’entrano niente con tutto quello che è successo».
Che Milan-Juve sarà?
«Una bella occasione per fare passi avanti in classifica. E soprattutto non sarà una noia, perché la Juve è una squadra forte, gioca e non si chiude. Sarà una bellissima partita».
Per lei vale di più Milan-Inter o Milan-Juve?
«Per me è uguale».
Lo scudetto per il Milan è utopia?
«Prima di considerare chiuso il discorso aspetto un po’. Aspetto di vedere come saremo quando mancheranno 12 o 13 partite».
Le sue Milan-Juve preferite?
«Quella dell’ottobre 2005, quando ha segnato Pirlo su punizione e abbiamo vinto 3-1, e quella del 2003, quando hanno segnato Sheva e Inzaghi e abbiamo vinto 2-1».
Che cosa ha Kakà più di altri campioni?
«Il cambio di passo e la concretezza. Non prende la palla per la giocata ma per far male all’avversario, per segnare insomma».
L’uomo più pericoloso della Juve?
«Trezeguet. In area ha fatto tantissimi gol».
Il prossimo Pallone d’oro del Milan?
«Pirlo. Quella di quest’anno non è la sua posizione: ha vinto tanto e ha fatto tanto, e, Kakà a parte, è arrivato quinto dietro a gente che ha fatto peggio di lui».
Essere così schivo e antipersonaggio non lo aiuta.
«Lo so, ma che cosa ci si può fare? Quando uno è fatto così, se prova a cambiare fa ridere. Stare davanti ai flash a Andrea non piace e non piace neppure a me». Sarà pure un Nesta-bis, ma è cambiato proprio poco.
Commenting is closed for this article.


